Si è già assopito l'interesse intorno al Grillo candidato alla segreteria Pd. Il partito unanime lo ha rifiutato. E se il comico non fosse pure tragico, la politica ancora una volta preferisce sfuggire alla pressione im-pressione della realtà.
Infatti i "democratici" (?) sanno bene che Grillo pur nella sua irruenza vaffanculista ti ci manda con molta più serenità di quanto non facciano solitamente i Bassolini, le Vincenzi, i Cofferati, e compagnia cantando. Chiudendosi a riccio così - ci si è fossilizzati sui soliti dinosauri dell'ultimo quarto di secolo che fingeranno l'accapigliamento dividendosi tra bersaniani e francescani/chini.
Insomma viene a mancare molto sugo. In casa Pd si preferisce il fumo all'arrosto, o forse si preferisce un lungo periodo di subalternità piuttosto che correre il rischio di avere qualche speranza di vittoria. Esilaranti i commenti e le posizioni dei vari capi e sottocapi sulla questione Grillo: una sciarada di se e di ma, di distinguo e di distanze che ben rappresentano l'indecisionismo farneticante che ha saldamente consegnato al "gaffeur" del secolo, ma che dico del millennio il Regno d'Alitalia. E nessuno perderà un centesimo. Te lo dò io il Brasile.
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