PARIGI - "Caro Yonnel, alla tua età non ci sono più prospettive di carriera, sei arrivato al massimo delle tue capacità". Compiuti 49 anni, di cui 30 passati dentro France Telecom, Yonnel Dervin ha scoperto che il suo posto non esisteva più. O meglio, che sarebbe stato declassato da ingegnere per i sistemi aziendali ad addetto guasti per i clienti privati. "Come un chirurgo che diventa barelliere". [...] Il suo capo era stato categorico. Altri ci erano già passati, ora toccava a lui. Era l'8 settembre. Il giorno dopo, Yonnel è arrivato puntuale in ufficio alle 8:30 per partecipare alla riunione che avrebbe reso ufficiale la riorganizzazione della sede France Telecom di Troyes, 150 km. da Parigi. Nel prendere la parola, Yonnel Dervin ha tirato fuori dalla tasca un coltello e se lo è piantato dentro allo stomaco. "Mi ero preparato, volevo uccidermi in azienda, davanti a tutti e in modo plateale. Nessuno doveva potersi discolpare" racconta nel suo libro, ILS M'ONT DETRUIT (mi hanno distrutto), la prima testimonianza della Spoon River di France Telecom: 26 suicidi (finora, ndr).
Yonnel Dervin non è riuscito ad ammazzarsi. E' anzi rimasto lucido durante i soccorsi. "Peccato che la solidarietà dei colleghi arrivi solo mentre stai morendo". La ferita all'addome è stata curata subito, i medici dell'ospedale di Troyes l'hanno dimesso dopo una settimana. Nell'asettico linguaggio aziendale la direzione France Telecom ha dovuto ammettere che, in effetti, l'aspirante suicida "apparteneva a una struttura d'intervento che aveva perso il suo volume d'affari ed era quindi stato assegnato ad altre mansioni". Certo non sembra sufficiente per decidere di fare harakiri. Ma Dervin aveva cominciato a morire nel 1997, quando lo Stato aveva deciso di privatizzare l'azienda. Suo padre era stato un dipendente della vecchia Poste e Telecomunicazioni, per lui il lavoro era un affare di famiglia. "Poco a poco - ricorda - abbiamo perso il senso del servizio pubblico. L'interesse commerciale ha preso il sopravvento sulla parte tecnica".
E' stato un lungo processo di distruzione psicologica. All'inizio soltanto stress, poi dolore, profonda sofferenza. "Una tortura da goccia cinese". [...] Battute, malignità dei superiori. Incarichi sempre meno gratificanti e competizione sempre più spinta tra colleghi. L'impossibilità di fare domande o di discutere l'organizzazione del lavoro con i manager. "Dal 2003 la situazione è diventata insostenibile. Si sono susseguite ristrutturazioni dei vari dipartimenti e servizi". In quel periodo, France Telecom ha mandato via un quinto della sua forza lavoro: circa 22 mila persone. "Il mio capo veniva sui cantieri per controllarmi, non mi mollava un secondo. Voleva liberarsi di tutti quelli come me, funzionari con molta anzianità". Dervin è stato risucchiato in un "gorgo". Si è isolato dal mondo, chiuso nella "boite", l'azienda. La moglie e il figlio di 23 anni hanno scoperto la sua depressione il giorno del suo tentato suicidio. "C'è qualche problema - ammetteva con i famigliari - ma passerà".
Ora Yonnel è seguito da uno psicologo e da uno psichiatra. "Avrei preferito morire". [...] "Nella mia testa vedo ancora tutto nero". Intanto, France Telecom ha annunciato la sospensione per qualche mese della mobilità interna, dei nuovi piani di riorganizzazione e delle pagelle di "performance comparate" che secondo i sindacati provocavano ansia tra i lavoratori. Una società esterna di psicologi aziendali, Technologia, è stata chiamata per indagare il male oscuro dei dipendenti. Ha già distribuito dei questionari: l'80% ha risposto. Il primo rapporto sarà consegnato entro Natale. Stéphane Richard, il nuovo numero due di France Telecom, usa toni molto più concilianti con i lavoratori. "Finora i manager sembravano dei selvaggi, non degli uomini" ricorda Yonnel. Da quando è uscito il suo libro è stato invitato a molte trasmissioni tv e radio, o a dibattiti con i familiari delle vittime. E' diventato suo malgrado il portavoce dei fantasmi di France Telecom. "Ma - avverte [...] - non sono ancora salvo".
Anais Ginori, la Repubblica, 22.11.2009, p. 29.
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