"In un memorabile pezzo su Vanna Marchi [Beniamino Placido][...] eccolo raccontare la puntata del programma "La macchina della verità" condotta da Giancarlo Santalmassi. Indagata, per scoprire se dice la verità, è la campionessa delle televendite, che ragiona come Bertoldo. Il conduttore chiede se ha mai mentito per trarsi d'impaccio e lei serafica: Sì. Ma non lo facciamo un po' tutti? Ha mai usato i prodotti per dimagrire dieci chili in dieci giorni da lei propagandati? No, risponde Wanna, perchè non ne ho bisogno. Terza domanda: conosce qualcuno che sia dimagrito con questo metodo? No, ma non vuol dire: chissà quanti ce ne sono in giro! Placido assegna un 3 a 0 a favore della Marchi:
lei ha capito che la pubblicità (tutta, non solo la sua) si fonda sulla suggestione non sulla dimostrazione".
Paolo Mauri
P.S.: Placido era però anche quello che ti insegnava che uno dei motivi per leggere Shakespeare è pure di trovarvi almeno 500 modi tra il poetico e il prosastico per sbeffeggiare il tuo nemico. La sua critica televisiva così colta e al tempo stesso leggera ti faceva sempre trasalire facendoti pensare: ma perchè io (di questo) non me n'ero nemmeno accorto? Ed è stato scrittore breve. Di articoli formidabilmente giornalistici. Scrisse pure libri. Ma la sua dimensione felice era il "pezzo". Quasi un blogger avanguardista? No, era troppo colto. I bloggers non l'avrebbero accettato - probabilmente. Forse oggi il suo degno erede - su carta stampata - è Als Ob del "Sole-24 Ore".
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